Scrivere è una (bella) malattia

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Scrivere è una (bella) malattia

Scrivere copywriting

Ci sono giorni in cui ti svegli e sai che dovrai fare un lavoro che avevi programmato, a volte noioso, in altri casi, semplicemente, non ne hai voglia. Capita. Spesso, in questi casi, si muove dentro di me un’idea, che scava lenta ma inesorabile. All’inizio si risveglia come piccola piccola, per poi farsi sempre più grande con il passare delle ore: è il tarlo della scrittura, la mia malattia, la voglia irrefrenabile di dire la mia, di raccontare, di mettere nero su bianco un pensiero, un’idea, per il timore, forse, che scappi e la dimentichi per sempre. È come la sensazione di avere tra le mani qualcosa di liquido, che devi immediatamente riporre in un contenitore prima di perderne metà per la strada.

Ecco, stamattina mi sono svegliata così. E il mio primo pensiero è stato proprio a lei, alla scrittura. Questa passione che ho dentro fin da bambina e che poco per volta sta trovando il suo modo di mettere il naso fuori e di farsi strada sempre più prepotentemente nella mia vita. Prima non avevo tempo, la pallavolo, il ragazzo, l’università, il lavoro. Non ho le ho mai dedicato il giusto spazio, qualche racconto scritto e buttato nel cassetto, nulla più. Poi arriva un momento in cui questa malattia, che da sempre è dentro di te, decide che è giunta l’ora di smetterla di trovare scuse. Ora devo scrivere.

Stamattina ripensavo alla prima volta in cui la scrittura ha fatto la sua trionfale apparizione nella mia vita: i temi delle elementari. Quelli dove potevo liberamente scegliere di cosa parlare erano i miei preferiti, lì la fantasia galoppava e per la prima volta ero libera di avere qualcosa di totalmente scritto da me. Normalmente durante le verifiche andava così: mi sedevo, rimuginavo tra i 30 e i 40 secondi, e subito arrivava lei, l’idea, la Dea della scrittura, quella che mi permetteva di scrivere sempre almeno 4 facciate e di consegnare sempre prima del previsto e di ottenere il massimo dei voti. L’unico neo? La mia calligrafia definita elegantemente “da gallina”. Ma non si può volere tutto. 😉

Michela Mazzotti Copywriter

Dove saranno finiti i miei temi, quelli di cui ero tanto orgogliosa e che portavo a casa sempre con ottimi voti? Sarà possibile per me rileggerli? Ricordo con colori vivaci quel giorno di giugno 1994, lontano ma tanto vicino nella mia mente. Eravamo in classe, tutti e 22 noi della quinta B assieme ai nostri 3 magnifici insegnanti ad affrontare il primo esame della nostra vita, quello che segna la fine della scuola primaria. La sera precedente è stampata nella mia mente in modo altrettanto indelebile: emozionata ma sicura di me, ero decisa e sicura di ottenere il massimo dei voti. Cosa potevo fare per ingannare l’attesa? Lessi un numero di Topolino, il mio giornale preferito, per rilassarmi e lasciarmi andare serena tra le braccia di Morfeo.

L’indomani, durante l’esame, scelsi naturalmente il tema di fantasia. Non perché fosse più facile, ma perché era l’unico che mi permetteva di fare vedere davvero cosa fossi capace di fare. Una delle storie lette la sera prima sul giornalino mi aveva colpita, e decisi di ispirarmi liberamente e vagamente ad essa per costruire la trama, cambiando radicalmente i personaggi. In tutta sincerità, non ho memoria di cosa parlasse il mio tema esattamente, ricordo però che aggiunsi diversi colpi di scena e molti personaggi. Vorrei tanto rileggerlo anche per fare un confronto e capire come sono poi cresciuta negli anni, e per meglio interpretare il giudizio della mia insegnante.

Prendevo sempre “ottimo” nei temi, sempre. Tranne quella volta. Arrivò un “molto buono”, un’onta per quello che ritenevo essere il mio primo piccolo capolavoro. La motivazione? “Troppo articolato per essere stato scritto da una bambina di 10 anni”. Io ovviamente ci rimasi malissimo, il tema era farina del mio sacco e l’idea che potessero anche solo avere pensato che lo avessi copiato mi fece stare male. Per fortuna, come previsto arrivò in pagella il voto “ottimo” finale che mi accompagnò nel passaggio alla scuola di livello superiore, e sorvolai sull’accaduto.

Oggi però questo tema mi è ritornato in testa prepotentemente, forse perché mi sono resa conto che, nonostante siano passati quasi 23 anni da quella mattina dorata di giugno, la mia malattia, questa passione che mi costringe a buttare fuori le mie idee e pensieri e scriverli da qualche parte, sul mio blog o su un taccuino, su un vetro appannato o sulla sabbia, ancora ce l’ho, e non accenna a passarmi. E non ho alcuna intenzione di curarmi.

MichelaMazzotti
MichelaMazzotti

Consulente di web marketing turistico & copywriter, sono una storyteller dall’età di 7 anni. Mi occupo principalmente di strategia e di creazione di contenuti in ambito turistico. Nel tempo libero amo godermi quelle emozioni che solo un viaggio può darmi, dal momento in cui comincio a sognarlo fino a quando disfo la valigia e comincio a raccontare le mie diapositive. Sono una persona positiva e curiosa, tendo a cogliere il lato bello di ogni cosa.

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